Rompere le coscienze
Ultima Revisione in data 12 feb 2026
Mercoledì 11 febbraio 2026 le classi 3BL – 3AL – 4AL – 5CL del Liceo Linguistico e 3AU – 3BU del Liceo delle Scienze Umane, si sono recate presso il Teatro Iqbal Masih di Formia per partecipare all’incontro con Fiammetta Borsellino, autrice del libro "Il sogno di mio padre", nell'ambito della rassegna Tic, Testimoni d'accusa.
È una giornata “particolare”, coinvolgente, a tratti anche emozionante per tutti gli studenti e per i docenti, che partecipano all’incontro con Fiammetta Borsellino, figlia minore del magistrato, Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del 1992.
Il filo dei ricordi si dipana, unisce il ritratto di un padre amorevole ed esemplare a quello di un magistrato coraggioso, integerrimo ed indomito; rende omaggio a tutte le vittime della stagione stragista, uccise anche dalle mani occulte di chi “ha tradito il patto di fedeltà con lo Stato”; mette a disposizione di tutti i ragazzi nati dopo il 1992 gli ideali di una vita di due compagni di vita, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il sogno di Falcone e Borsellino, amici d’infanzia prima ancora che colleghi, nasce nella loro Palermo “bellissima, ma maledetta”, una città blindata, controllata dalle cosche mafiose che insanguinano le strade e diffondono tra i giovani il veleno della droga, esercitandone tra l’altro il monopolio internazionale della raffinazione.
I due futuri magistrati realizzano l’idea di voler riportare ordine e legalità, ma soprattutto vogliono salvare tutti i ragazzi palermitani da quel degrado mortifero, andando nelle scuole, rompendo le coscienze, sollecitando l’impegno civile, ricostituendo una comunità, tra istituzioni democratiche e società civile, convinti fermamente che la lotta alla mafia non può essere delegata alla sola magistratura.
La dott.ssa Borsellino ribadisce all’attentissima platea dei nostri studenti che la fine della mafia dipende dall’ impegno che ognuno di noi è disposto a mettere in questa lotta, per estirpare l’indifferenza, per respingere il “puzzo” del compromesso morale e sottolineando con le parole di Rita Atria, testimone di giustizia, che “la mafia è anche il nostro cattivo modo di comportarci”.
“Antidoti” potenti contro questo stato di cose sono, a parere della dott.ssa Borsellino, il senso civico, la formazione di un pensiero critico, lo studio, la cultura, l’arte, lo sport, la bellezza tanto invisa ai mafiosi.
Sicuramente al termine dell’incontro le nostre “coscienze” sono corroborate dal monito della relatrice a portare nella nostra quotidianità i valori morali testimoniati dalla vita del proprio papà, per diventare figli, studenti, cittadini migliori e per contagiare con la “bellezza della legalità” la vita di chi ci starà accanto come cittadini e rappresentanti fedeli dei principi costituzionali del nostro Stato.

